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Avere un’altana a Venezia nel 2021: un privilegio su misura

altana with flowers

Ben ritrovati! Oggi vi racconto delle altane di Venezia e della loro frivola vocazione.

Gironzolando e perdendosi tra le calli della Signora del Mediterraneo spesso non si alza lo sguardo e non si notano dettagli curiosi, come nisioeti, giardini segreti, patere, panni stesi, etc

In una città con rarissimi balconi, terrazzi e patio sicuramente avrete notato le strutture lignee sopra alcuni tetti o a ridosso di abbaini pensando che si trattasse di questo.

Beh, l’altana non è propriamente un terrazzo anche se effettivamente si tratta dell’unico spazio all’aperto di proprietà, se hai la fortuna di occupare l’appartamento all’ultimo piano o, meglio ancora di possedere l’intera palazzina!

Se pensate di usare l’altana per prendere il sole o rilassarvi sotto l’ombrellone o fra piante e fiori da balcone, mi spiace deludervi ma si tratta di un luogo aperto, pieno di luce e aria, dove il vento fastidioso farebbe cadere sia vasi che ombrellone, dove rischiate che gli oggetti personali vi cadano in canale attraverso le larghe fessure tra le tavole del pavimento.

Oggi giorno le altane sono molto ambite poiché offrono una vista spettacolare sui tetti della città e sulla sua laguna e perché non sono facilmente duplicabili. Cosa intendo? Innanzi tutto non dimentichiamo che Venezia è patrimonio Unesco perciò per far costruire una nuova altana bisogna provare che in quel certo luogo era presente anche in passato. Trovare informazioni di questo tipo è cosa tutt’altro che semplice: si ricorre al catasto e persino alle tele dei grandi vedutisti come Guardi e Canaletto. Qui sotto invece, un particolare de “il miracolo della croce a Rialto” di Carpaccio.

altana carpaccio

In passato le altane servivano soprattutto per far asciugare i panni ma assolvevano anche ad una funzione più frivola. Facciamo un passo indietro. Nel Cinquecento era di moda tra le nobildonne portare i capelli rossi (vi siete mai chiesti perché si parla di rosso Tiziano?). Prima li ossigenavano con una mistura a base di bicarbonato, uovo e cloro (!!!), poi si bardavano da capo a piedi e salivano in altana.

Perché così coperte? La mania dell’abbronzatura è una moda relativamente recente. In realtà fino al secolo scorso per l’aristocrazia, ma anche per la borghesia, la pelle abbronzata era disdicevole poiché implicava il lavoro all’aperto (nei campi, per esempio) e una condizione sociale inferiore. Per questo motivo le signore facevano la gara a chi aveva la pelle più bianca coprendosi con cappelli, ombrellini e guanti soprattutto d’estate.

Ma torniamo alle nobildonne Veneziane, che sedevano in altana per ore indossando la solana, un cappello aperto sulla sommità, sulla cui larga tesa stendevano ciocche di capelli al sole. Ebbene, i capelli ossigenati a contatto con il sole “bruciavano” assumendo il colore tanto agognato.

Alla faccia di mèches, degradé e shatush!!!!

Se volete godervi il panorama davanti un bicchiere di vino seduti in altana contattatemi. Nell’attesa vi spiego questo particolare spazio nei video qui sotto.

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